lunedì 12 dicembre 2011
Best Of Music 2011 : 9 - Pains Of Being Pure At Heart "Belong" (alt pop-rock)
Secondo disco e secondo centro per un'altra giovane band di stanza in America, dopo un esordio tra i più fragorosi (e non solo in termini di decibel) degli ultimi anni.
Rispetto al disco omonimo pubblicato un paio di anni fa, la cifra stilistica della band ha virato con grinta verso soluzioni maggiormente ritmate e scandite dalle tastiere e ad una generale predisposizione alla pop-song chitarristica piuttosto che alla sospensione emozionale tipica di alcuni riferimenti importanti dei primi anni novanta.
Un disco fortemente contraddistinto da grandi canzoni, ottime e mai banali scelte di arrangiamenti e da chitarre libere di esprimersi quasi con fluidità : l'uso della voce più che spiccare, funziona ancor meglio da collante e strumento aggiunto.
Brano Chiave : "Anne with an E"
Best Of Music 2011 : 10 - Real Estate "Days" (alt-pop)
Una bellissima conferma dagli USA in questo 2011, per una band che al secondo LP in carriera dimostra una squadratura dal punto di vista tecnico e un'invidiabile spontaneità melodica che contribuisce a renderli primissimi paladini di quel pop raffinato e a tratti etereo indispensabile per chi cerca più qualità che quantità.
Volumi mai chiassosi e giravolte talvolta romantiche e talvolta ironiche, bagnano dieci pezzi scritti con gusto e cantati con una giusta misura di interpretazione e carica emotiva.
Brano Chiave : Three Blocks
Cinemando - Midnight In Paris, (Allen W., 2011) : 5.5/10
Che alla fine sia più facile e conveniente adorarlo che non demolirlo, beh su questo sono d'accordo in molti. Incensato in Italia con la solita puntuale abnegazione al dovere da parte della maggior parte della critica, l'ultima pellicola scritta e diretta dal cineasta più complessato di Hollywood è l'ennesima trasfigurazione di un autore che naviga nel compiacimento dei suoi difetti fino ad amplificarli e renderli sempre meno prossimi ad una piacevole commedia e sempre più ad un tipo di cinema che assorbe meccanicamente un coacervo ripetitivo di atteggiamenti snervanti privo del metabolismo necessario a renderli opera d'arte anziché mero rifiuto.
Snervante è senza dubbio lo sviluppo implosivo di un soggetto che nella prima parte si era mostrato molto più che valido pur senza la necessaria inventiva nello sviluppo dei personaggi (quelli reali) di contorno, laddove quello principale (un sofferente Owen Wilson, decisamente più a suo agio con Wes Anderson) è a totale appannaggio di Woody Allen che pur non mettendoci la faccia dirige il più giovane attore con troppa enfasi finendo più volte per ridurlo a un avatar macchiettistico senza la dovuta profondità caratteriale.
Con una tale piattezza nella scrittura dei personaggi, l'elemento surreale che fa da perno a tutto lo svolgimento del film diventa quindi fine a se stesso perchè la sua risoluzione e gran parte dei passaggi chiave risultano slegati e colpiti da corpose contraddizioni, nonostante vada confermato che le sortite notturne del protagonista coinvolgono e affascinano molto di più delle vicende nella Parigi diurna che altro non sono se non l'ennesimo aggiornamento dell'eterna lotta tra un eroe lunatico, distratto e sognante ed il resto del mondo che lo circonda forzatamente ancorato alla realtà e un'ideale di vita concreto senza sbocco alcuno verso la creatività.
Snervante è senza dubbio lo sviluppo implosivo di un soggetto che nella prima parte si era mostrato molto più che valido pur senza la necessaria inventiva nello sviluppo dei personaggi (quelli reali) di contorno, laddove quello principale (un sofferente Owen Wilson, decisamente più a suo agio con Wes Anderson) è a totale appannaggio di Woody Allen che pur non mettendoci la faccia dirige il più giovane attore con troppa enfasi finendo più volte per ridurlo a un avatar macchiettistico senza la dovuta profondità caratteriale.
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| La non esaltante trasferta parigina di Allen |
Con una tale piattezza nella scrittura dei personaggi, l'elemento surreale che fa da perno a tutto lo svolgimento del film diventa quindi fine a se stesso perchè la sua risoluzione e gran parte dei passaggi chiave risultano slegati e colpiti da corpose contraddizioni, nonostante vada confermato che le sortite notturne del protagonista coinvolgono e affascinano molto di più delle vicende nella Parigi diurna che altro non sono se non l'ennesimo aggiornamento dell'eterna lotta tra un eroe lunatico, distratto e sognante ed il resto del mondo che lo circonda forzatamente ancorato alla realtà e un'ideale di vita concreto senza sbocco alcuno verso la creatività.
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