domenica 29 aprile 2012

in dvd - Trespass (dramma,azione di J. Schumacher, 2011)





TRAMA : 

La storia vede una coppia presa in ostaggio da crudeli malviventi durante una rapina. Le cose si complicano quando, in maniera del tutto inaspettata, vengono alla galla una serie di tradimenti e inganni che coinvolgono marito e moglie.

VALUTAZIONE : 4

Nella mia ostinata ricerca di un film che possa far risalire le quotazioni di Nicolas Cage, non potevo esimermi dal guardare questo , partendo da due premesse una buona e l'altra meno. Quella buona (ma mica tanto, comunque) è quella del regista, un Joel Schumacher capace di girare in scioltezza dei buoni film e con altrettanta nonchalance lanciarsi in progetti a dir poco ridicoli; la premessa non buona è che il film originariamente pensato per il cinema sia finito invece direttamente in home video.
Sin dalle prime battute il modus operandi è palesemente dozzinale, banale e stereotipato oltre il lecito. L'ennesima teenager in conflitto con i genitori la cui scappatella che viene trattata (sia dalle musiche di sottofondo, che dalla macchina da presa) come un'operazione alla rainbow six, la moglie terribilmente sola in un appartamenteo principesco, gli elementi di contorno che vengono disposti e ripresi in modo da rimandare così chiaramente ad un imminente pericolo da farmi credere in una comparsa di una sovrimpressione del tipo "Tra dieci minuti questa casa sarà presa d'assalto" e l'incredibile facilità con la quale ciò accade (nessun sospetto al citofono, signor Cage ?).

C'è da dire che Nicole Kidman è l'unica persona che all'interno della casa e del film in generale mostra un minimo di coinvolgimento, assumendo diverse pose credibili e discretamente recitate. E ci si chiede come mai Lei sia finita in un progetto così mal tratteggiato. La risposta è che probabilmente questo è l'ennesimo episodio di una carriera che dai tempi di "The Others" non offre nulla di interessante, quindi forse le gira soltanto male.
Il resto dei personaggi seguono logiche di comportamento tipiche di altre centinaia di pseudo action-drama : una compagine di delinquenti che puntualmente litiga tra loro finendo per ammazzarsi come se nulla fosse, gli ostaggi che vengono malmenati ma che approfittano delle puntuali disattenzioni dei cattivi per rovesciare la situazione, una sorta di attrazione tra qualcuno degli opposti clan, segreti inconfessabili che sbucano fuori di continuo come brufoli adolescenziali, dialoghi verbosi e fuori luogo che per nulla aiutano a creare un minimo di tensione, scene che nulla hanno di spontaneo ed imprevedibile ma che eseguono solo i dettami della brutta sceneggiatura (l'apice del controsenso è quando la ragazza tossica esce con la figlia dei Cage & Kidman con la scusa della ricerca di soldi alla festa da cui era scappata in precedenza).
Insomma, ennesima scelta infelice per Nicolas Cage che comunque se la cava meglio rispetto all'ultimo Ghost Rider, crescendo man mano che il film volge verso il tragico (che poi è anche la parte peggiore) ma comunque ben lontano da livelli accettabili.
Certamente la pellicola e chi gli sta intorno non aiutano, soprattutto nella seconda parte quando il bisogno di rendere più adrenalinica e sanguinosa la vicenda prende il sopravvento a discapito della coerenza.


venerdì 20 aprile 2012

al cinema - L'arrivo di Wang (sci-fi , di Manetti Bros)


TRAMA :


Il film racconta di Gaia, un'interprete di cinese, che viene chiamata per una traduzione urgentissima e segretissima. Si troverà di fronte Curti, un agente privo di scrupoli che deve interrogare un fantomatico signor Wang. Per la segretezza l'interrogatorio viene fatto al buio e Gaia non riesce a tradurre bene...Quando la luce viene accesa, Gaia scoprirà perché l'identità del signor Wang veniva tenuta segreta. Una scoperta che cambierà per sempre la sua vita...e non solo.


VALUTAZIONE : 6,5


Dopo il non proprio esaltante "L'ultimo terrestre" il paranormale per eccellenza torna a fare capolino in un altro prodotto di nicchia della nostra non fortunatissima cinematografia di genere."L'arrivo di Wang" segna il ritorno dei Manetti Bros, talentuoso duo di registi che finora ha disseminato interessanti input visivi e d'intuizione registiche mancando (ma poi non di molto, in relazione alle non numerosissime prove avute a disposizione) il bersaglio grosso, se non altro anche per i budget non altissimi (Piano 17 si dice sia costato 70.000 euro).
Ma il talento c'è, cosicché la notizia del loro approdo in territori sci-fi ha destato la mia curiosità e quella di molti altri cinefili che tengono a cuore le sorti degli autori del cult "Zora la Vampira".


"L'arrivo di Wang" ha uno stile come sempre personalissimo, teso, frenetico, tutto giocato sul forte connotato emozionale delle espressioni dei protagonisti e sul rovesciamento estremo delle carte in tavola che capovolgono prospettive e senso dell'azione.
Il film ha il grosso merito di tenere inalterato il livello di attenzione e coinvolgimento sin dal primo fotogramma fino alla parte finale. Certo alcuni aspetti della realizzazione (come il personaggio dell'inquisitore, l'inattendibilità di tutti quelli di contorno, i flashback un pò fuori luogo che sarebbe stato meglio se fossero stati sostituiti da un antefatto, la parte della fuga con il didascalismo di facciata della telefonata ad AMNESTY INTERNATIONAL) ridimensionano il risultato finale che cala ancora nelle ultimissime battute quando il bisogno di spettacolarizzare - molto condizionato nella resa dalla grezza realizzazione tecnica - a tutti i costi una vicenda che nell'equilibrio della sottrazione aveva trovato la sua ragion d'essere, banalizza un pò la sceneggiatura che tuttavia disseminando numerose esche contraddittorie porta a casa il risultato soprattutto in termini di "effetto sorpresa" e coraggio.





venerdì 13 aprile 2012

La benzina di Dio.




Il Vaticano gode sul territorio italiano di enormi sgravi fiscali, privilegi sostanzialmente illimitati, potere tacito e palese.

Tuttavia in un esempio (non banale) come la benzina, fa vita e prezzi del tutto indipendenti dal resto del territorio.

Solo da noi.

giovedì 12 aprile 2012

Un voto ? 4 €. Aiuti la distrofia ? Peggio per te.



Si è ormai capito che la politica è arrivata ai minimi storici in quanto a popolarità e consensi pubblici.
Non tanto le storie personali di chi ci rappresenta in parlamento (difficile trovare un deputato che non abbia sulle spalle un processo o una condanna di qualsiasi genere), quanto l'intero movimento legislativo di stampo tipicamente conservatore di privilegi, iniquità e disparità di ogni genere, ci porta a pensare che tutte le basi sulle quali poggiano i meccanismi politici italiani debbano essere ripensati da zero. Meglio ancora se i partiti politici fossero del tutto depennati dal nostro ordinamento.

Si può dire senza tante forzature che l'ultimo vero partito politico italiano sia stata la Democrazia Cristiana di Andreotti e che nell'ultimo trentennio si siano avvicendati pochi profili umano-politici degni di nota che purtroppo non hanno avuto sostegno adeguato dall'elettorato. Dall'avvento della seconda repubblica in poi è stato tutto un continuo avvicendarsi di scandali, processi, attentati.
Ultimo in ordine di tempo è lo scandalo legato all'uso del denaro pubblico da parte dei partiti.
Mi viene da pensare, come mai Monti che sta attuando misure che definire estreme è dire poco, rinuncia e rimanda continuamente ad una seria riforma riguardo la trasparenza e la quantità di denaro da destinare ai partiti ?
Beh semplicemente perchè facendolo, non riuscirebbe più a lavorare serenamente ed ogni suo provvedimento incontrerebbe le resistenze di questo cancro che attanaglia l'Italia.
Gli ha tolto le auto blu, ma ha dato loro un indennizzo di 40000 euro l'anno per l'uso della macchina propria.
Inasprisce qualsiasi tipo di tassa, infila qualsiasi tipo di accisa immaginabile nella benzina, ma non tocca quel sistema indecente per cui un privato cittadino che finanzia un partito può beneficiare di uno sgravio fiscale 51 volte più favorevole rispetto a chi versa un contributo alla ricerca sulla leucemia infantile?

Oggi chi dà 100 mila euro a un partito può continuare a risparmiarne 19 mila, visto che la detrazione del 19% è ammessa fino a un tetto di 103 mila euro, mentre chi dona la stessa cifra alla ricerca sulla distrofia muscolare ha uno sconto massimo di 392 euro: perché in questo caso il tetto della detrazione è di 2.065 euro.

Perchè i disegni di legge (ideati da Alemanno e di Pietro qualche anno fa) per ovviare a questo assurdo paradosso non sono mai stati ratificati in legge ?

Perchè oggi invece sta per essere approvata una proposta di legge che innalza dal 19 al 70 per cento la detrazione fiscale per i finanziamenti privati alla politica e portando il tetto per ottenere quel beneficio da 103 mila a 200 mila euro. Disegno di legge il cui esame è già iniziato insieme  ad altri, con incredibile solerzia, alla commissione Affari costituzionali della Camera. Traduzione: mentre oggi chi versa 200 mila euro a un partito può risparmiare al massimo 19.570 euro, se passasse questa proposta potrebbe caricarne sulle spalle dei contribuenti 140 mila.
Quanti soldi sono, nessuno, tranne l’Agenzia delle Entrate, è in grado di dirlo. All’inizio del 2006 è stato infatti portato da 2.500 euro alla rispettabile cifra di 50 mila euro il tetto al di sotto del quale una «erogazione liberale» a un politico o alla sua formazione può tranquillamente restare anonima.

E nel resto d'Europa :

Francia : 80 milioni incassati dai partiti come rimborso spese elettorali

Gran bretagna : i partiti sono finanziati da quote d'iscrizione, aziende e solo in parte soldi pubblici

Germania : Rimborsati 0.85 centesimi a voto, 133 milioni totali nel 2010

Italia : Rimborsati 4 euro a voto, 503 milioni totali per le politiche del 2008

Perchè da noi non è possibile finanziare i partiti con sole donazioni private come in America ?
Perchè poi incassare il 40% in più di quanto speso non sarà possibile e il sogno di felicità dei nostri amati leader politici saranno infranti.

mercoledì 11 aprile 2012

al cinema - "Ghost Rider : Spirito di vendetta" (azione fantasy, di Neveldine/Taylor)



TRAMA :

In Ghost Rider 2 Nicolas Cage torna a calarsi nei panni di Johnny Blaze. In questo nuovo capitolo della saga, Johnny è ancora alle prese con la maledizione del cacciatore di taglie del diavolo, ma dopo l'incontro con il leader di un gruppo di monaci ribelli, sembra disposto a tutto pur di salvare un ragazzino dalle grinfie del diavolo, e liberarsi una volta per tutte dalla maledizione che lo perseguita.



VALUTAZIONE : 2,5/10

Non è che mi inietta del narcisismo parlar male dei film in cui compare Nicolas Cage, al contrario sta forse diventando una questione di principio quella di persistere nella visione dei suoi lavori alla disperata ricerca di un "ladro di orchidee" o "L'uomo delle previsioni" che possa rilanciare le sue quotazioni artistiche. In realtà mi accontenterei anche di molto meno, magari qualcosa di dolce per la famiglia come "The Family Men" o un action coerente come "Lord Of War". Ma niente. Il buon Nickie continua imperterrito ad accettare progetti
sempre più ridicoli e questo secondo, inguardabile, capitolo delle gesta del Rider più famoso dei fumetti, speriamo sinceramente  possa rappresentare il classico punto di svolta all'interno dell'inquietante strada che sta prendendo la carriera dell'attore nipote di Francis Ford Coppola. Si, perchè a lui ci tengo, vedrò sempre i suoi film e credo che sinceramente  non gli possano capitare a tiro tre film peggiori dei suoi ultimi tre : questo, "Solo per Vendetta" e "L'ultimo dei templari". Nella fattispecie non credo che si possano allineare nuovamente alla perfezione tutti nello stesso momento gli elementi che rendono un film pessimo come accade per questa pellicola.

Non so se avete avuto la sfortuna di vedere una serie tv inglese di un paio di anni fa, intitolata "Demons". Ecco, io ho avuto l'onore di arrivare a vedere quattro episodi. Guardando alcune scene di "Ghost rider : spirito di vendetta" mi è venuta in mente quella pietosa serie horror di serie Z. Ad accomunarli l'involontaria comicità dei personaggi che dovrebbero incutere timore o tensione, il pessimo make-up degli stessi e le scelte registiche che sembrano addirittura portare alla mente i Power Rangers (mi riferisco in particolare al personaggio che il diavolo trasforma in una sottospecie di pallido demone tarantolato dalla chioma bianca).
Il film gira attorno a pseudo scene d'inferno (in effetti il momento girato sul cantiere è visivamente efficiente) collocate in mezzo ad ambienti popolati da infimi figuranti che non meriterebbero di recitare nemmeno in un teatro scolastico. La scelta di produrre il film in Est Europa ha avuto la ricaduta di popolare il film di comparse e personaggi secondari la cui miglior esperienza è stata probabilmente in qualche fiction polacca, a cui si aggiunge un Nicolas Cage privo di ogni credibilità e carisma che forse diventa più espressivo quando assume le sembianze di uno scheletro infuocato.

Aggiungendoci a tutto ciò un modo di gestire la narrazione e le scene più adatto al trailer di un videogame (orrendi e inutili gli stacchetti  che vorrebbero sdrammatizzare), un tono che non ha mia una seria presa di posizione tra il serio e l'ironico (quando vuol far paura annoia e quando vuol risultare simpatico snerva), una suspence che è meno di zero e una così abbondante mistura di didascalismi, scene macchiettose e voci fuori campo usate a piacere, beh capirete che se proprio volete buttare sette euro al cinema, tanto vale consumarli al bar.

martedì 10 aprile 2012

al cinema - "Young Adult" (commedia, dramma, di J. Reitman)



TRAMA :

Mavis Gary, una scrittrice di libri per ragazzi, torna al paesino dove è cresciuta per rivivere i suoi giorni migliori e per tentare di riconquistare il suo fidanzato dei tempi della scuola, ora felicemente sposato. Quando il ritorno al passato si fa più difficile di quanto avesse previsto, Mavis instaura un insolito legame con un ex compagno di classe, che non ha neanche mai finito il liceo


VALUTAZIONE : 6/10

Richiede un'alta dose di concentrazione il mettere a punto una strategia che permetta di vedere/valutare un film che abbia come protagonista una Charlize Theron libera da ogni imbruttimento e deformazione della sua
fisicità, consegnandoci una donna e un'attrice all'interno di un contesto urbano e benestante che ne esalta la indescrivibile bellezza ai  limiti dell'immaginazione.
Motivo per il quale il film all'interno della quale sguazza con tutta la sua strafottenza ed aggressiva sensualità la bionda attrice sudafricana, diventa un mero corredo di posa anzichè un dinamico ricettore e trasmettitore di sentimenti umani.
Se ci mettiamo anche una sceneggiatrice come Diablo Cody (un buon film, un film passabile e un film inguardabile all'attivo, ci chiediamo quanto durerà ancora il suo credito a Hollywood generato dall'Oscar del 2008) che non perde occasione per ribadire quanto possa essere sfrontata e bastarda una donna che fissa gli occhi solo e soltanto su un uomo, beh allora la visione della pellicola diventa sostanzialmente a senso unico, con la macchina da presa che senza pudore, trucchi o mezzi termini segue nell'intimo e nel pubblico la discesa negli inferi amorosi di una protagonista che di "a posto" ha solo il fisico (snervante e palesemente irreale l'insensibilità sessuale dell'oggetto delle mire della Theron di fronte a cotanta sbalorditività).
Alla fine dei conti ci ritroviamo a dover fare i conti con più elementi da memoria fotografica che mentale, laddovè gli eventi a corollario delle sfilate theroniane sono per lo più banali e didascalici, con l'aggravante di una misericordia sessuale fuori luogo e realtà.

venerdì 30 marzo 2012

in DvD - Immortals (mitologia, azione, di T.Singh, 2011)






TRAMA :

Il brutale e sanguinario Re Iperione e il suo feroce esercito stanno devastando la Grecia, demolendo tutto quello che trovano sul loro cammino con spietata efficienza. I villaggi continuano a cadere di fronte alle legioni di Iperione e ogni vittoria lo porta un passo più avanti verso il suo obiettivo: risvegliare il potere dei Titani per
conquistare gli dei dell'Olimpo e tutta l'umanità. Sembra che nulla sia in grado di fermare il malvagio re dal diventare il padrone indiscusso del mondo, fino a quando un semplice uomo di nome Teseo giura di vendicare la morte della madre, avvenuta durante uno degli attacchi di Iperione. Quando Teseo incontra l'Oracolo della Sibilla, Fedra, le sue inquietanti visioni sul futuro del giovane la convincono che lui avrà un ruolo fondamentale per fermare questa distruzione.

VALUTAZIONE : 3/10

I più cinefili tra voi avranno probabilmente fissa nella testa una tra le scene più irriverenti-surreali-grottesche di "Caro Diario" di Nanni Moretti (per la verità bisognerebbe tenerlo tutto in testa, quel film), dove il caro Nanni si reca al cinema a vedere "Harry pioggia di sangue" spinto da una entusiastica recensione apparsa su un giornale. Il film si rivelerà inguardabile ed il barbuto protagonista si reca nel cuore della notte a casa del recensore per inquisirlo sul contenuto di quell'articolo. Bene, tutto questo per dire che questo film è stato per me sostanzialmente un susseguirsi di situazioni simili. L'ho visto abbastanza casualmente, ma di certo non ricordavo di aver letto recensioni negative sul suo conto, anzi.

Con Mickey Rourke sta succedendo qualcosa di opposto a quanto lo vedeva protagonista nella prima fase della sua carriera, dove accumulava stroncature anche a fronte di ottimi film e buone prove personali. Oggi,
dopo quanto è stato capace di fare con "The Wrestler", si assiste ad una sorta di "mitizzazione" (tanto per ritrovarci nel contesto d questo film) sia della sua persona che dei film in cui sceglie di comparire, quasi si abbia paura o temere di beccare qualche granchio affermando che un film con Rourke è una merda totale. Che poi questo sarebbe anche un altro film di merda a distanza ravvicinata per il vecchio Mick, dopo il
flop di "Iron Man 2".

Immortals è un film insulso, senza colpi di scena, con degli attori per nulla coinvolti nel progetto, clamorose incongruenze di sceneggiatura (un esempio è la mortalità degli Dei) e il dipanarsi degli eventi che segue dei binari così precisi da non richiamare per nulla l'attenzione dello spettatore. Il quale dal canto suo non ha poche chance per stare all'erta, persino le tanto attese scene di guerra o azione frenetica sembrano più implosive che esplosive. Del resto il solito, assurdamente ritrito, plot della vendetta per la morte di un famigliare e la tutt'altro che imprevedibile disputa interna al clan degli Dei se prendere o meno parte alle vicende umane. Poi il fallimento in termini coreografici e di fotografia (piatta, anonima) è ancora più grave alla luce del curriculum del regista che accredita quest'ultimo come una sorta di profeta degli effetti visivi.
Insomma, dall'inizio alla fine non ci sono spunti che attraggano anche un senso a caso tra vista e udito, magari l'avessi visto al cinema forse avrei sentito puzza di bruciato.

giovedì 29 marzo 2012

dischi - Edda , "Odio i vivi" (2012)



RICAPITOLANDO :


Noto alle cronache musicali per la sua carriera all’interno della seminale formazione dei Ritmo Tribale attiva sulla scena a cavallo degli anni 80 e 90 (e autrice di almeno 2 album fondamentali), Edda è accompagnato anche in questa avventura dal suo socio-collaboratore-amico Walter Somà. Questo è il secondo LP, a distanza di tre anni da "Semper Biot"

GENERE E VALUTAZIONE : Post-cantautorato , 8.5/10

Non è d’immediata comprensione la materia sonora di cui si compone questo intensissimo, stratificato e catartico LP. Innanzitutto bisogna focalizzare l’attenzione sull’interpretazione vocale dei brani, come un vero e proprio termometro emozionale delle canzoni. Edda è un’interprete quasi teatrale dei brani, dove l’istinto e il trasporto emotivo giocano un ruolo analogo. Dal punto di vistar più strettamente musicale, siamo dalle parti di un gusto elettrico nervoso, incostante, costantemente arricchito da affascinanti inserti orchestrali. L’anima tipicamente rock ricorda alcuni fra gli animali più “selvaggi” del panorama internazionale, come Lou Reed o Tom Waits, soprattutto per l’attitudine “improvvisata” di molti arrangiamenti.

Ora scarno e sghembo, ora pomposo e trionfante, l’universo sonoro di “Odio i vivi” fluisce parallelamente agli umori delle liriche.
Instaurare un feeling con “Odio i vivi” significa innanzitutto porre fiducia nel suo autore, nella sua profonda autoreferenzialità, nei suoi repentini cambi di umore e prospettive. Non a caso la mia definizione di genere “post-cantautorato” : si ha come l’impressione di essere costantemente all’ascolto di una destrutturazione di ogni concetto classico di canzone cantautorale. Prendere come epicentro di questi infiniti nervi elettrici “Topazio”. Un pezzo che si potrebbe definire classic-industrial, dove incedere meccanici e martellanti hanno negli arrangiamenti orchestrali un perfetto contraltare acido, con la chitarra che taglia l’aria e il canto beffardo. Non c’è una direzione precisa, un susseguirsi puntuale di strofa-ponte-ritornello. No, “Odio i vivi” rifugge dalle catalogazioni per saltare il passaggio intermedio ascolto-assimilazione, raggiungendo direttamente l’anima di chi si lancia nei suoi meandri. Nonostante le difformità, le dissonanze e gli spigoli duri tra le righe della narrazione, Edda agisce come un dissacrante direttore di fiati dove la fine ha comunque una ragion d’esser nell’inizio di ogni circolarità. Queste canzoni, nel loro insieme, hanno le sembianza di uno specchio incrinato da mille venature, a seconda dell’angolazione si può godere di una indecifrabile forma eterea oppure di una illuminante composizione di frammenti. Motivo per il quale è riduttivo e banale cercare di estrapolare frammenti di significativa rappresentanza dell’intero lavoro, dove le storie che parlano di sesso, morte, rinascita, amore, prostituzione, stupidità pur tradendo l’urgenza del racconto non scadono mai nel didascalismo. Anzi, alcune versi sono talmente fulminanti ed estemporanei da chiedersi se per caso non fossero già nascoste da qualche parte nella nostra coscienza. La voce di Stefano si insinua nelle ossa : interpreta alla perfezione lo spettro sonoro, nessuna pausa emotiva ma solo ferite pulsanti, redenzioni, cattiverie. Verità. E' l’estetica che trascende da buona parte dei canoni attuali sia in termini della modesta forma canzone che di concepimento sin dalla scrittura, a porre clamorosamente “Odio i vivi” ai vertici di genere. Perché ? Semplicemente perché un genere, finora, non c’era.


domenica 25 marzo 2012

Spine nel Fianco





  ** DATI IN CENTESIMI DI EURO **


 - 0.1 per la guerra in Abissinia del 1935

 - 0.7 per la crisi di Suez del 1956

 - 0.5 per il disastro del vajont del 1963

 - 0.5 per l'alluvione di Firenze del 1966

 - 0.5 per il terremoto di Belice del  1968

 - 5.1 per il terremoto in Friuli del 1976

 - 3.9 per il terremoto in Irpinia del 1980

 - 10.6 per la missione in Bosnia del 1996

 - 2.0 per rinnovo contrattuale autoferrotranvieri del 2004

 - 0.5 Per l'acquisto di autobus ecologici del 2005

 - 0.71 per il finanziamento alla cultura del 2001

 - 4.0 emergenza immigrati della crisi libica del 2011

 - 0.89 alluvione in Liguria e Toscana del 2011

 - 8.2 decreto salva Italia del 2011

 + Tassa regionale sui carburanti dal 1999


 Non state leggendo una variante del "Rosario" o del "Credo". Ma la destinazione, centesimo per centesimo, dell'accisa che sta crocifiggendo i possessori di automobile.
Come si può facilmente notare paghiamo ancora per emergenze o situazioni geopolitche ampiamente superate. Paghiamo per il manteniento degli immigrati ma nemmeno un centesimo per il terremoto di Foggia o l'Aquila. Finanziamo giornalmente delle guerre che non ci riguardano e degli autobus che molti di noi non hanno mai utilizzato.

Alla fine le accise pesano più del doppio dell’Iva: 70 centesimi al litro contro 30. E questo nonostante una beffa che fa discutere da tempo,senza soluzione: l’Iva viene calcolata considerando non il prezzo industriale della benzina, cioè pulito dalle tasse, ma quello che viene fuori sommando le accise.

Una tassa sulla tassa

lunedì 19 marzo 2012

dischi - The Shins "Port of Morrow" (2012)





DOV'ERAVAMO RIMASTI :

A chi accusa gli Shins (o forse invidia ?) di essere più culto che sostanza, rimandiamo all'ascolto dei tre album pubblicati prima di questo.
Tre album ricchi di numerose canzoni dalla melodia limpida, dall'incedere mai invadente, tanto raffinati quanto decisi nel puntare alla sostanza. I primi due collegati a filo rosso da arrangiamenti più scarni che guardavano in qualche modo al folk-rock, il terzo contraddistinto da un suono più avvolgente e da un piglio meno introspettivo. Collante a tutti i lavori è l'amore per il pop e la ricerca della soluzione perfetta, più volte sfiorata e sicuramente centrata.


VALUTAZIONE E GENERE : alternative pop-rock , 8/10


"Port of Morrow" da qui a un pò di tempo credo spazzerà via buona parte dei numerosi pretendenti allo scettro di generale del pop-rock per palati sopraffini.
Con buona pace di gente più o meno nota (gli ultimi e penultimi Coldplay prenderebbero solo schiaffi in faccia, per dire) c'è poco di cui dibattere, onestamente. O meglio si tratta del più assurdo dei dibattiti. In quale
ordine eseguire le canzoni nello stereo ? Oggi è una giornata da "It's Only Life" o da "One Way Down"(mi viene in testa "Girl on the wing") ? Quale imparerò prima ?
Perchè funziona così, semplice. Quando un disco passa agevolmente dai ritmi secchi e sintetici ("The Rifle's Spiral") alla pura e scanzonata canzone da balcone spalancato ("Bait and Switch"), passando per quella che
probabilmente è davvero una canzone perfetta ("Simple song"), per la guitar-ballad che non stanca nemmeno dopo 150 repeat ("40 mark Strasse") e per quel chamber pop che tutti cercano malatamente di sintetizzare
("September") vuol dire che la materia di cui è composto è quella della classe eterogenea. Poi magari chiude con qualcosa che mira dritto ai tessuti cutanei trapassandoli come fossero strati di burro come la title-track, beh allora s'intuisce che c'è onestamente ben poco di cui curarsi. Si può alzare solo il sopracciglio di fronte all'occasione sprecata di mirare davvero all'olimpo dell'universo pop-rock con quelle due canzoni a tre quarti di disco che appaiono come riempitivi fiacchi, ma tant'è.

Ci si accorge di essere di fronte a qualcosa di grosso anche dal timbro vocale di James Mercer mai come oggi incredibilmente variegato, seducente, quasi monolitico per la sicurezza con cui domina, modella e svolta dentro e fuori i suoi eterogenei costrutti armonici. E a dir la verità sono rimasto esterefatto dalla doppietta iniziale, le già citate "The Rifle's spiral" e "Simple song". Perchè sorpreso ? Non di certo perchè ho scoperto che gli Shins sono maestri negli stacchi e sovrapposizioni di differenti registri e arrangiamenti, ma perchè onestamente credevo che l'apertura di "Wincing the night away" con "Sleeping Lessons" e "Australia" fosse pressocchè insuperabile. Mi sbagliavo. Piuttosto sbagliavo nell'aver paura che, come il disco precedente, anche "Port Of Morrow" potesse non reggere l'urto dei primi 3-4 pezzi da urlo, finendo per "vivere di rendita" con canzoni non all'altezza. Ma non è così, perchè questo LP è creato da 10 episodi con una vita propria, paragrafi brevi all'interno di questo straordinario capitolo nella carriera di una band che probabilmente verrà sospinta verso successi e riconoscimenti anche maggiori di quelli avuti fin'ora.
La scrittura di James ormai incontrastato deus ex machina degli Shins si è definitivamente consolidata in uno stato di sintesi, precisione e freschezza probabilmente esente da qualsiasi peccato di gioventù e ingenuità.

Dove potrà arrivare ?