sabato 2 giugno 2012
giovedì 31 maggio 2012
Razzi, Arpìe, Inferno e Fiamme
Alla chiesa non ne va una bene, ultimamente.
Anzi, è dalla morte di Giovanni Paolo II che non c'è stato verso di raddrizzare la situazione.
Le cose e le persone losche e sbagliate ci sono sempre state, ma probabilmente il vecchio Carol W. era semplicemente più abile nel fare scudo sul vaticano, mettendoci la faccia e probabilmente sbrigandosela da solo nelle questioni più delicate con l'ausilio di pochissimi ma irreprensibili collaboratori.
Invece il povero ex militare delle SS Joseph R., ogni giorno che passa vede sempre più acqua sgorgare da qualsiasi anfratto della casa Pontificia.
Soldi, ambizioni personali, pedofilia, tradimenti, enigmatici sparizioni all'ombra della croce, cospirazioni di qualsiasi genere.
E' un gran puttanaio, per dirla con Don Giorgio de Capitani.
Insomma, lo scandalo della fuga dei documenti privati del Papa, l'assurda questione dello IOR e la pista poco rinfrancante che porta il cadavere di Manuela Orlandi dove non dovrebbe proprio essere, sono il classico vagito di un Vulcano che non ce la fa più a trattenersi.
Ma dov'è il marcio ? Come può la chiesa uscirne con poche ossa rotte ? Non è certo la crisi vissuta a cavallo della rivoluzione francese (religiosi che finivano alla ghigliottina con lo stesso ritmo delle olive che cadono dagli alberi nel periodo di maturazione), ma ci vorranno misure molto drastiche per non far degenerare la situazione.
Una questione di non poco conto è proprio nella persona di Benedetto XVI. Appare, a mio parere sempre più debole. Sempre meno in grado di tenere in mano le redini di quella mandria impazzita dei cardinali, sempre più persona sbagliata nel posto sbagliato, poco elastico nelle decisioni e nel soppesare pro e contro di determinate valutazioni, è stato sbattuto direttamente in faccia al mondo quando il giorno prima e anche tutti quelli precedenti era a capo chino sui libri di teologia. Un teologo, uno studioso, un uomo solitario. E il suo probabile impaccio nella menage quotidiano di un terreno minato com'è la Chiesa, ha scatenato i cardinali e i loro vicini, che hanno iniziato ad andare per contro proprio, portandoci dove siamo adesso.
Ma anche se Joseph R., si facesse da parte o da qui a 100 anni dovesse morire ? Il restante 99% della chiesa sarebbe sempre li.
Uno degli aspetti che più contribuisce alla perdità di popolarità del regno di sua santità, è senza dubbio il progressivo allontamento dalla pura tradizione cristiana, dalla lezione di cristo a favore di una contaminazione sempre più profonda ed irreversibile nelle questioni di politica ed attualità spicciola, nei risvolti di quel famoso potere temporale che da sempre incombe sul papato.
Prendiamo una questione temporale, come quella dello Ior.
Si intuisce un accanimento tipico di una Chiesa che tende a divorare i suoi figli, specie se non ecclesiastici; e l’eco del conflitto fra il banchiere e il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone. Il torto
principale di Gotti Tedeschi sembra quello di essersi opposto ad alcune controverse operazioni finanziarie dello Ior.
La Chiesa è in profonda crisi di identità, marcia dal suo interno. Il tentativo di velare questa realtà calando la scure su responsabili estranei al suo ambiente al di là di eventuali colpe o errori è quantomeno segno di autoritarismo confuso: soprattutto se il Vaticano pensa di cavarsela senza dare segnali meno «decisionisti» e più convincenti.
Chiudo questa riflessione con un pensiero di Giovanni Reale, 81 anni grande filosofo accademico (insegna all'università San Raffaele di Milano) :
<<E' il momento di guardare oltre, al di là dei fatti che accadono. Il vero cristiano vive in questo mondo ma non secondo la logica di questo mondo. L’errore più grave che possa commettere è cercare di introdurre il regno di Dio in questo mondo ma seguendo la logica di questo mondo»
mercoledì 30 maggio 2012
al cinema - Dark Shadows (black comedy, horror, dramma di Tim Burton)
TRAMA
Nell'anno 1752, Joshua e Naomi Collins, insieme al loro giovane figlio Barnabas, salpano da Liverpool, Inghilterra, per cominciare una nuova vita in America. Ma anche un oceano non basta per sfuggire alla misteriosa maledizione che affligge la famiglia. Due decenni passano e Barnabas ha il mondo ai suoi piedi, o almeno la città di Collinsport, Maine. Barnabas, signore di Collinwood Manor, è ricco, potente e un esperto playboy, finché non commette il terribile errore di spezzare il cuore di Angelique Brouchard (Eva Green). Una strega in tutti i sensi, Angelique lo condanna a un destino peggiore della morte, trasformandolo in vampiro e seppellendolo vivo. Due secoli più tardi, Barnabas viene liberato involontariamente dalla sua tomba ed emerge nel diversissimo mondo del 1972. Tornato a Collinwood Manor, scopre che la sua un tempo grande proprietà è caduta in rovina. Ciò che rimane della famiglia Collins se la passa poco meglio, e ciascuno nasconde oscuri segreti.
VALUTAZIONE : 5 / 10
Tim Burton non riesce neanche questa volta a liberarsi dalla prigionìa in cui è caduto per mano dell'estetica.
"Dark Shadows" lancia numerosi input, schegge di indicazioni tematiche, ma non approfondisce ne seduce in nessuna di queste, benchè la messinscena risulti comunque efficace.
Ed è probabilmente l'atmosfera che appare un pò imbolsita e non troppo sbilanciata ne in direzione dell'ironia (come in Big Fish) ne tantomeno in quella della suspence (il Mistero di sleepy Holow, che comunque flirtava anche con un senso dello humour nero), a pesare più di tutto sul risultato finale.
Come del resto Alice in Wonderland, che era popolato da mille personaggi e colori ma senza uno che spiccasse sopra gli altri e restare indelebile, o Sweeney Todd che soffriva di una sceneggiatura che girava su se stessa, anche il nuovo film, ha sì il pregio di scivolare via amabilmente senza grosse spese in termini di ricerche formali fine a se stesse (ma un paio di scene musicali sono già troppe), ma prova la mescolanza di generi senza convincere in nessuno di quelli proposti : l'ironica interazione tra la famiglia e il vampiro è interessante ma solo abbozzata, l'unico personaggio approfondito nel clan è quello della psichiatra mentre gli altri riservano tutto per il concitato (e iper prevedibile) finale, le apparizioni (effetti da serie b) e i personaggi negativi non incutono il minimo terrore (lo stesso vampiro ammazza troppo poco e in modo censurato), il prologo meritava un trattamento ben più dignitoso oppure poteva essere eliminato in favore di flashback che magari avrebbero sottratto un pò di didascalismo. Per non parlare, sempre in termini di didascalismi, della voce fuori campo : un aiuto alla comprensione davvero inutile.
Al tirar delle somme "Dark Shadows" è senza dubbio troppo breve, giocato con toni realizzativi a sprazzi banalmente esemplificativi e con un cast che vive di rendimenti alterni (fin troppo bene Johnny Depp e la Pfeiffer, totalmente fuori parte Eva Green e Cloe Moretz). La sensazione è quella di una sceneggiatura che abbia voluto attingere a tanti e diversi spunti della serie tv per dare un quadro d'insieme il più fedele possibile, ma tolta la suggestiva ambientazione, qualche buono spunto attoriale solitario e delle "gag" ben fatte, resta in mano decisamente solo tanto fumo.
martedì 29 maggio 2012
Autogol
Non mi nascondo dietro la cruna di un ago dicendo che del calcio non mi interessa nulla. E finora non mi sono nemmeno permesso di usare delle parole particolarmente negative sull'operato strettamente tecnico del
governo e di Mario Monti.
Però la verità è che l'ipocrisia di un uomo che nonostante gli enormi esborsi in termini di tassazione richiesti agli italiani non ha fatto corrispondere dall'altra parte una seria svolta nella gestione della cosa pubblica e degli infimi giochini che dominano la stanza dei bottoni, sta diventando insostenibile.
Un uomo che è letteralmente schiavo da un lato della classe politica (da cui dipende il via libera delle sue discutibili iniziative in campo soprattutto economico) e dall'altro del sistema bancario (vero fautore di tutte le grandi decisioni europee e italiane), non può permettersi il lusso di mettere lingua nel calcio, che ha degli organi ed un sistema indipendenti, capaci di giudicare ed agire con la dovuta efficacia.
Dico che non può permettersi di parlare perchè in questo modo finirebbe per assumere posizioni di carattere politico (cosa che non dovrebbe accadere vista la natura tecnica del suo mandato), perchè il calcio non è un ambiente più sporco di quanto non lo possa essere il parlamento dove quasi tutti hanno o hanno avuto processi a carico e per i quali non è mai prevista una interruzione anticipata del mandato e soprattutto perchè non può strumentalizzare uno sport all'indomani di un evento catastrofico come il terremoto, lasciando intendere che la catena del mea culpa e della solidarietà deve partire dai campi di calcio e non da quelli del potere.
Lui si scusa, dicendo che la sua esternazione ("il calcio dovrebbe fermarsi per 2-3 anni") era una esternazione da "tifoso". Bene, allora perché fa finta di non ascoltare le esternazioni da "disperati" attaccate in coda ai numerosi suicidi che affliggono la classe medio-piccola imprenditoriale ?
Il calcio come tanti altri mondi è afflitto dalla corruzione, dall'arroganza e dalla brama di potere. Ma attenzione, nel calcio il tifoso è libero di scegliere. Se sceglie di essere schifato da questo sport può smettere anche domani di andare allo stadio, di avere un abbonamento alla pay tv o di acquistare la maglia della sua squadra del cuore. E nel calcio, la grossa parte dei soldi non è certo estirpata dai contribuenti senza possibilità di rifiuto.
domenica 27 maggio 2012
al cinema - The Avengers (azione, fantasy, di J. Whedon)
TRAMA :
I supereroi più famosi si riuniscono in una squadra di personaggi Marvel leggendari come Iron Man, l'incredibile Hulk, Thor, Captain America, Occhio di Falco e Vedova Nera. Quando la comparsa di un nemico inatteso minaccia la tranquillità e la sicurezza del mondo, Nick Fury, direttore dell'agenzia internazionale per il mantenimento della pace conosciuta come S.H.I.E.L.D., si trova ad aver bisogno di una squadra che salvi il pianeta dall'orlo del disastro. Inizia così, da un capo all'altro della terra, un audace lavoro di reclutamento. Dopo aver riunito la squadra, Nick Fury e il suo fidato assistente, l'Agente Coulson, dovranno convincere i supereroi a convivere e lavorare insieme, utilizzando i loro incredibili poteri contro il pericoloso Loki che è riuscito ad accedere al Tesseract e ai suoi poteri illimitati.
VALUTAZIONE : 4.5
Il film che in questi giorni sta polverizzando in USA i record di incassi di Avatar, ci impiega un'ora e mezza per incutermi un pò d'interesse.
Cioè in sostanza da quando il regista rompe gli indugi, abbandona le basi aeree e si lancia negli spazi aperti sfidando qualsiasi tipo di legge fisica, naturale e anche l'intelligenza dello spettatore per far interagire senz'alcun tipo di di freno tutti i supereroi schierati in campo.
Perchè, insomma, quello che si vede fino alla battaglia in campo aperto di Manhattan è ben poca cosa, anzi nulla (non che la battaglia in se sia qualcosa di innovativo, ma almeno alza l'adrenalina sfruttando a dovere
gli effetti visivi). Il solito saggio di verbosità caro ai recenti film di fantascienza dove si crede di poter sembrare colti e ricercati solo perchè si fa uso e abuso di irripetibili termini tecnico-scientifici, facendo sfoggio di computer e armi ultra moderne e dove le persone che intervengono nell'azione sono sempre i buoni contro i cattivi con relative mescolanze e corruzioni delle parti.
Il tema dell'invasione/schiavitù della Terra e dei terrestri, pare non stancare ne gli sceneggiatori ne gli spettatori, tanto più se a coprire le falle di uno script che è poco più di un taglio e cucito di altre centinaia di prodotti simili, ci pensano delle presenze massicce e carismatiche come Hulk o Capitan America. Il film non è assolutamente costruito per rendere approfondita o credibile la cooperazione e la contemporanea presenza altresì inspiegabile di questi personaggi, piuttosto si cerca solo il pretesto per tirare a lucido i loro poteri,
tentando di render loro il compito un pelo difficile con un cattivo di turno dotato di un esercito di tutto rispetto.
Quello che manca totalmente o comunque viene fuori troppo a sprazzi è l'ironia che per forza di cose poteva essere l'unico collante tra figure incollocabili all'interno dello stesso contesto : un paio di risatine le fa scappare l'irruenza di Hulk, mentre la cialtroneria di Iron Man non sorprende più di tanto. Per il resto si tenta di restare sul serio ma, complice anche il cattivissimo fratello di Thor che ci fa sbadigliare ogni volta che apre bocca o appare sullo schermo, il bersaglio non viene mai sfiorato, anche a causa di dettagli e/o sviluppi sottili di trama che sono assenti o gestiti malissimo.
Insomma un film che fa rimbombare il sistema surround del cinema e fa scintillare gli occhi, ma dopo un minuto dai titoli di coda non ricorderete nemmeno più il nome del "cattivissimo fratello di Thor"...
giovedì 24 maggio 2012
Presenze funebri
Fateci caso. Con un piccolo esercizio di mente locale non bisogna fare molta fatica per mettere a fuoco che
le uniche occasioni in cui la gente comune ha l'onore (tra virgolette) di avere al proprio cospetto i più grandi nomi politici del paese, sono le Elezioni (con relativi comizi in tour) e i Funerali.
Cioè nel primo caso (le elezioni) loro vengono da Noi ad elemosinare un voto, nella seconda occasione ci deve essere una tragedia per far si che uno di questi ometti ci degni della loro presenza.
Perché al di la di queste due occasioni (a mio parere entrambe di convenienza), non si fanno mai vedere?
O meglio, perchè nel loro menage quotidiano manca una voce come "visita di cortesia" ? Perchè non visitano una zona o un paese, per il solo gusto di mischiarsi con la gente comune in via ufficiale, senza approfittare delle vacanze (con relativi sconti) ? Credo che siano anche le piccole cose come queste, alla base del rigetto nei confronti della politica che è sempre più in fondo ai pensieri dell'italiano medio.
mercoledì 23 maggio 2012
giovedì 17 maggio 2012
al cinema - "Chronicle" (sci-fi di J. Trank)
TRAMA :
Andrew, Matt e Steve sono adolescenti comuni, con cui tutti possono identificarsi; ognuno di loro ha una personalità ben distinta con cui affronta le normali difficoltà legate alla scuola, alle nuove amicizie, in una fase della vita in costante evoluzione. Sono imperfetti, goffi e un po' avventati. Sono come noi, e come molti di noi, sono ossessionati all'idea di raccontare la loro vita, sia gli eventi più ordinari, sia - come nel loro caso - quelli più straordinari. Perché Andrew, Matt e Steve s'imbattono in qualcosa che trascende la loro comprensione e quella di chiunque altro. I tre ragazzi, infatti, improvvisamente sviluppano incredibili capacità telecinetiche: per dirla nel linguaggio dei fumetti, sono dotati di superpoteri! I ragazzi diventano praticamente capaci di qualsiasi cosa. Possono muovere gli oggetti con la forza del pensiero e scaraventare in aria automobili solo con la volontà. Imparano persino a volare realizzando così il loro sogno più grande. Ad un certo punto però la faccenda si complica.
VALUTAZIONE : 7 / 10
Una discreta sorpresa questo "Chronicle" che se nulla aggiunge al filone dei finti "filmati ritrovati", ha il merito di prendere una direzione molto precisa e priva di compromessi, che senza dubbio lo eleva ben al di sopra di tanti altri teen movie tradizionali (magari a sfondo horror) e che se non è credibile come il caro vecchio e indimenticato "Blair Witch Project" (pelle d'oca solo a nominarlo), almeno non diventa stucchevole come "Cloverfield".Prendendo il via dalla solita vita da liceo (fighi vs sfigati) ma certamente con un pizzico di spontaneità in più rispetto ad un prodotto con lo stesso target come Twilight, il film si addentra con discrezione e timidezza (poi con inesorabile crudeltà) nel bel mezzo di una tempesta incontrollabile, dove il soprannaturale non ha nome o spiegazione : semplicemente accade (anche se il debito con delle serie tv di riferimento è palese)
Ed è forse qui il merito del film, che ben si sposa con la tecnica registica, cioè quello di non cercare risposte ma solo di offrire la verità e lasciare che lo spettatore decida chi condannare e lasciar vivere. Ed il risultato è quello di un "Hancock" meno ironico, dove la tragedia dei protagonisti è palpabile, il delirio inevitabile e
soprattutto dei superpoteri che non spettacolarizzano se non in relazione alla loro naturale evoluzione. Un sci-fi con vena horror che trova un equilibrio ottimale nell'evitare scorciatoie morali o risoluzioni consensuali.
Un pò immaturo nei dialoghi ed incoerente con la ricostruzione che vediamo su schermo, il film ci consegna degli ottimi personaggi ed un grandissimo protagonista, quell'Andrew-Carrie simbolo di un delirio di onnipotenza che alla fine ci si sente di perdonare : molte persone ne sono sopraffatte pur senza un briciolo di potere soprannaturale.
mercoledì 16 maggio 2012
al cinema - "Hunger" (dramma, di S. McQueen)
TRAMA :
Il film racconta della rivolta attuata nel carcere nordirlandese di Maze all’alba degli anni Ottanta, quando i detenuti dell’IRA, per costringere il governo inglese a dargli lo status di prigionieri politici, diedero prima il via d uno sciopero dell’igiene e successivamente, per iniziativa di Bobby Sands, ad uno sciopero della fame che portò alla morte dello stesso Sands e di altri nove detenuti.
VALUTAZIONE : 8 / 10
McQueen non conosce le regole del pudore. La sofferenza la prende di petto, la esplicita. Non esalta nulla, nè mostra quel gusto sadico per la spettacolarizzazione che talvolta rovina anche pellicole molto valide.Ma del resto l'unico modo per rendere giustizia a Bobby, questo indelebile martire politico irlandese, era quello di rendere il più vivida possibile ogni sua sofferenza, umiliazione, decadimento.
E il regista inglese lo fa con maestria senza dimenticare quel tocco malinconico che rende la vicenda ancora più toccante (il riferimento è ovviamente alla gioventù di Bobby).
E a rendere il tutto quasi insopportabile sia per intensità che esplicita rappresentazione fisica, c'è la macchina da presa che segue con inesorabile dovizia di particolari le torture e le invivibili condizioni quotidiane a cui erano costretti a sottostare i detenuti.
Non è un film per cuori fragili e stomaci ballerini, il fastidio e la rabbia che incutono diverse sequenze sono frutto della volontà del regista di non lasciarsi andare a moralismi o a sotterfugi per allargare il bacino d'utenza.
E probabilmente non staremmo a parlare di una pellicola così importante (arrivata nei nostri cinema solo 4 anni dopo l'uscita a Cannes) se M. Fassbender oltre a metterci la faccia e le sue indiscutibili doti attoriali, non ci metta letteralmente il fisico, la pelle, il sangue. Diventato quasi uno scheletro con gli occhi aperti, l'interprete tedesco diventa un'iconica rappresentazione delle torture fisiche e psicologiche subite dal vero Bobby e aiutato dal regista, che pur indugiando un pò troppo nel finale sulla fisicità dell'attore, offre una prova di rara intensità che ha il suo picco nel perfetto scambio di battute con il prete alla vigilia dell'inizio della sua agonia.
giovedì 10 maggio 2012
dischi - Intercity "Yu Hu" (2012)
GENERE : Indie-pop, pop-rock in lingua italiana
VOTO : 7/10
Forse il più suadente, accessibile e vario tra i dischi in lingua italiana usciti fino a questo punto dell'anno, "Yu-hu" (seconda prova degli Intercity) spazia con una completa convinzione e sorprendente padronanza nella variazione di registri : dal powe-pop al cantautorato, dallo chamber pop ad ascensioni dream, passando per l'indie-pop venato di sinfonismi ("Nouvelle Vogue"). Il collante a tutte queste sottili influenze è quindi l'attitudine pop, cristallina e di rado banalizzata, se non quando l'accostamento con qualcosa fatta dai Baustelle è più marcato.
Il tutto condito da melodie limpide, senza giri inutili, dall'alto coefficiente emozionale. Fin troppo gentili, a volte ("Anais" un pò più dura sarebbe stata davvero memorabile). Ma qui parliamo di gusti personali.
Oggettivamente l'album per quasi tre quarti è compilato da singoli episodi di egual - alto - valore, il calo è fisiologico ed avviene solo quando il numero delle canzoni passa oltre la quantità di 10, anche se va detto che le ritmiche fresche di "Anti" in chiusura sono convincenti.
Lo stile è raffinato, mai sopra le righe, di chiaro e buon gusto. I testi sono narrati quasi ovunque con la giusta dose di malinconia e distacco, e la cui eccessiva colta verbosità rappresenta forse l'unico grande limite all'identificazione e credibilità, nonchè una sorta d'imposizione interpretativa che appare in episodi isolati un pò monocorde ("Mondo Moderno").
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